Chiesa della Madonna del Lume ai Cassari

Chiesa (1736-1747; 1787-91.)

Accessibilità

Sintesi

La chiesa è inserita lungo la cortina di edifici che delimitano il lato settentrionale della via dei Cassari, dinnanzi l’incrocio con la via Chiavettieri. L’edificio è, da un lato, addossato alle altre fabbriche della via mentre, dall'altro, è prospicente ad un vuoto urbano, residuo dei bombardamenti bellici. Posteriormente, la fabbrica si attesta sulla piazza Tarzanà.La via dei Cassari collega la Cala con la Piazza Garraffello e il suo prolungamento è la via Argenteria, sulla quale poi si attestano le altre due piazze simboliche della Vucciria: la piazzetta del Garraffo e la piazza Caracciolo. La chiesa della Madonna del Lume ai Cassari ha una pianta a croce greca, con una falsa cupola non estradossata al centro dei bracci. Le pareti sono caratterizzate dalla presenza di nicchie, con statue di santi; sui due lati minori si trovano anche due altari, arricchiti superiormente da una coppia di colonne che reggono un timpano. Al di sotto del presbiterio della chiesa si trova una cripta centrica. Il prospetto principale, con pietra a vista, ha un disegno classicista diviso in due ordini, separati da una cornice e arricchiti nella parte sommitale da vasotti ed obelischi. Il prospetto posteriore, corrispondente all’abside, si affaccia sulla via retrostante.

La chiesa venne fondata nel 1736 dai Padri della congregazione di S. Vincenzo de Paoli, ma venne ampliata pochi anni dopo (1740-47) acquistando degli immobili limitrofi. Alla fine del Settecento, i Padri decisero di ingrandire ulteriormente gli spazi, chiamando come architetto Salvatore Marvuglia, che rese l’abside semicircolare. Alla morte del Marvuglia, subentrò nel cantiere l’achitetto Emanuele Cardona, il quale ultimò i lavori della chiesa e si occupò della realizzazione della facciata.

La chiesa venne fondata nel 1736, ma venne ampliata pochi anni dopo (1740-47) acquistando degli immobili limitrofi. Alla fine del Settecento, i Padri decisero di ingrandire ulteriormente gli spazi, chiamando come architetto Salvatore Marvuglia, che rese l’abside semicircolare. Alla morte del Marvuglia, subentrò nel cantiere l’achitetto Emanuele Cardona, il quale ultimò i lavori della chiesa e si occupò della realizzazione della facciata. In seguito ad alcuni anni procurati dalle rivolte borboniche, nel 1860 vennero eseguiti degli interventi di riparazione e restauro all’interno della chiesa. La chiesa subì ulteriori danni nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, che però non vennero mai riparati, lasciando l’edificio in un cattivo stato di conservazione, soprattutto a livello strutturale, che si perpetua fino ad oggi e che la rende inagibile e abbandonata, oltre che oggetto di furti e altro genere di vandalismi.