Chiesa di San Giorgio dei Genovesi

Chiesa (1576-1579; 1581-1640.)

Accessibilità

Sintesi

San Giorgio dei Genovesi è la chiesa che i genovesi vollero costruire a Palermo in loro rappresentanza. La chiesa si presenta oggi come un edificio isolato, adiacente all'area archeologia "Castello - San Pietro" e il prospetto principale si erge su un sagrato, al quale si giunge attraverso una gradinata. L'impianto planimetrico è totalmente racchiuso in un rettangolo, compreso l’abside, secondo la tipologia basilicale a tre navate con cappelle laterali. Le cappelle sono tre per lato, poco profonde e ricavate nello spessore murario, più due di maggiori dimensioni ai lati del transetto. Gruppi tetrastili di colonne di ordine corinzio semplificato dividono la navata centrale dalle laterali. La volta che copre la navata centrale è a botte con lunette e il centro di croce è coperto con una cupola. Le navate laterali presentano volte a botte, così come quella trasversale del transetto, interrotta però da lunette. Il pavimento della Chiesa è in buona parte coperto da 71 lapidi in marmo che riportano epigrafi con i nomi di diversi notabili genovesi. Una di queste lapidi contiene la botola che permette l'accesso alla cripta. All'esterno, l'immagine è quella di un rigido parallelepipedo. Solo il prospetto principale è particolarmente elaborato, mentre quelli laterali risultano molto più sobri. Si ipotizza che l'esterno della chiesa sia rimasto incompleto.

I Genovesi nel 1576 acquistano dai lucchesi la chiesa della Confraternita di S. Luca, l’atrio e le case circostanti per realizzare la loro chiesa e un ospedale.La costruzione inizia nel 1576 e procede attraverso varie fasi costruttive fino al 1591, come recita il cartiglio posto intorno alla finestra del secondo ordine della facciata. I lavori delle opere decorative delle cappelle e degli arcosoli, invece, si protrassero fino al 1640.L’incarico della costruzione viene affidato inizialmente all’architetto piemontese Giorgio Di Faccio, impegnato in quegli anni nella costruzione della chiesa di S. Maria la Nova.Le opere decorative vengono realizzate da scultori e marmorari, tra i quali figurano Giovan Battista Carabio, Paolo Lo Mastro e Giacomo Arena.

Dalla fine dell’ottocento iniziano gli interventi di restauro, seguiti in ogni fase a eventi traumatici per l’edificio, come nel caso del sisma del 1823 e dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.In particolare, i restauri seguenti i danni della Guerra (1947), sono consistiti prevalentemente nel rifacimento delle coperture e delle finestre danneggiate, mentre quelli successivi ai danni del sisma del 1968 (1970-1974), hanno riguardato la demolizione dei corpi di fabbrica addossati all’abside e la demolizione all’interno delle costruzioni aggiuntive nelle navate laterali.Gli ultimi restauri sono avvenuti negli anni ’80 durante i quali sono stati eseguiti consolidamenti sia in fondazione, che nelle coperture, sono state rese fruibili le cripte e realizzati i servizi igienici.

L’impianto planimetrico con gruppi tretastili di colonne rimanda, secondo le fonti storiografiche, alla cattedrale di Palermo nella sua configurazione antecedente all’intervento tardosettecentesco di Ferdinando Fuga.Analogie e richiami si trovano anche nelle chiese coeve palermitane, in cui ritroviamo un fare architettonico simile a quello della chiesa di San Giorgio: si tratta delle chiese di Santa Maria di Portosalvo (dal 1526), opera di Antonello Gagini, S. Maria di Piedigrotta (1564) di Giuseppe Spadafora e Santa Maria dei Miracoli (1547), di bottega gaginiana, ma in cui verosimilmente lavorò anche Spadafora (M.R. Nobile, 2002).La chiesa di San Giorgio sembra rifarsi a queste sia nell’articolazione spaziale interna, sia nell’elaborazione delle facciate. Molti elementi decorativi sia interni sia esterni, come i fregi o le paraste sulla facciata, sono identici e fanno supporre un collegamento diretto fra gli edifici.