Chiesa di San Mamiliano (o Santa Cita)

Chiesa (1586-1636; 1781-1789 ca. )

Accessibilità

Sintesi

Il complesso di San Mamiliano, che comprende la chiesa, l’oratorio del SS. Rosario e il Monastero, si sviluppa ad angolo tra la via Squarcialupo e la via Valverde, nell’antico quartiere della Loggia. La chiesa ha una pianta a croce latina, suddivisa in tre navate, con transetto e presbiterio con cappelle laterali. La navata centrale è separate dalle laterali con archi a tutto sesto. Oggi non è possibile il passaggio alle navate laterali perché gli archi sono chiusi e vi si può accedere attraverso altri percorsi. Nell’antico impianto, le navate avevano ognuna cinque cappelle.Il transetto ha uguali dimensioni della navata e presenta due cappelle ai lati. Al centro di esso si trova il tamburo, che doveva sorreggere una cupola mai realizzata. Attraverso il transetto, si raggiunge il cappellone del presbiterio con volta affrescata, ai cui lati si trovano quattro cappelle (due per lato): a sinistra le cappelle Scirotta e del SS. Crocifisso, a destra, le cappelle del SS. Rosario (o Lanza) e Platamone. La facciata (1781-1787) presenta forme tardo-rinascimentali ed è divisa in due ordini: quello inferiore con i tre portali di ingresso, separati da coppie di paraste e quello superiore con una finestra centrale e sormontato da un timpano triangolare. Il prospetto laterale coincide con il volume realizzato negli anni '50 per ricostruire la navata laterale.

La chiesa attuale venne edificata sopra due precedenti chiese, di cui una dedicata a Santa Cita, risalente al XIV secolo. Tra il 1586 e il 1607 venne costruita una prima porzione di una nuova chiesa di dimensioni maggiori, per volere dei padri domenicani e secondo il progetto dell’architetto Giuseppe Giacalone. Le navate saranno completate tra il 1635 e il 1637. Nel corso del secolo successivo, l’assetto della chiesa si trasformò e assunse un aspetto barocco.La facciata venne realizzata tra il 1781 e il 1787 da Nicolò Peralta.

I bombardamenti della seconda Guerra Mondiale distrussero le navate laterali della chiesa che vennero ricostruite negli anni '50. La navata meridionale fu totalmente ricostruita in forme moderne e al suo posto si realizzarono i locali di servizio alla chiesa. Della navata settentrionale furono danneggiate due cappelle, che vennero ricostruite. Gli ultimi interventi di restauro sono avvenuti tra il 1997 e il 200 e hanno riguardato il presbiterio, le coperture e le cappelle con il loro apparato decorativo in marmo.

Caratteristica principale della chiesa di S. Cita, fra i casi più rappresentativi del Barocco, è il decorativismo architettonico, che in molti casi, diviene la componente primaria della conformazione spaziale e che è articolato su due registri: gli intarsi a marmi mischi e tramischi e le decorazioni a stucco. La tecnica dei marmi mischi, importata in Sicilia da artisti lombardi e toscani, consisteva nell’utilizzo di tarsie e rilievi in marmi policromi su elementi piani ma anche su elementi tridimensionali come le colonne e balaustre. Al marmo di Carrara, già utilizzato da secoli, si aggiunsero in questo periodo pregiati marmi siciliani, fra cui il libeccio antico, dal colore rosso con venature verdi, gialle, bianche e violacee, molto adoperato all’interno della chiesa di S. Cita come all’interno della Cappella del SS. Rosario, interamente rivestita di marmi mischi e tramischi, che insieme alla decorazione dell’abside del Gesù a Casa Professa e a quella della Concezione al Capo, rappresenta uno dei massimi esempi di addobbo marmoreo raggiunto a Palermo nel XVIII secolo.